44°47'19.0" N - 7°30'19.4" E
Il desiderio di scoprire cosa ci sia scritto in quelle pagine ha subito iniziato ad ardere dentro di me come un fuoco. Dopo aver letto con foga le prime pagine alzo lo sguardo e incrocio quello di Sarah, che mi fissa in silenzio, con uno sguardo quieto ed enigmatico al tempo stesso. Riprendo la lettura con vigore, catturato da quel libro.
«Come mai si è fatto buio? Da quanto sto leggendo?», mi domando a bassa voce. Non riesco a capacitarmi da quando tempo sia immerso nella lettura. Mi guardo intorno ma Sarah è svanita, così come pure la bibliotecaria. Ripesco il cellulare dalla tasca per vedere l’ora, ma è spento, forse ho dimenticato di caricarlo stanotte? Non mi pare, ma non posso escluderlo. Scuotendo la testa e chiedendomi se dovrò comprarne un altro, me lo rimetto in tasca. Sulla parete noto un interruttore e lo schiaccio, facendo illuminare delle lampade a muro.
«Se fosse così tardi me l’avrebbero detto…», sussurro tra me e me. La voglia di proseguire nella lettura è troppo forte, scivolo così nuovamente tra quelle pagine, venendone totalmente assorbito.
A riscuotermi stavolta è quanto avviene all’esterno. Un lampo di luce seguito da un tuono profondo, seguite da buio profondo. Le lampade a muro si spengono tutte insieme, deve essere saltata la corrente. Il tamburellare sulle tegole si fa molto intenso così come il vento che ulula e sbatte grosse gocce contro i vetri, come proiettili. Tutto intorno a me la tenebra, che sia calata la notte o sia solo per il temporale non saprei proprio dirlo. Provo a chiamare Sarah e la bibliotecaria, ma nessuno risponde. Recupero allora il libro, il mio libro, e cerco tentoni la strada verso la porta. Cerco di ricordare se siano normali rovesci del genere in questa stagione, ma non ne sono sicuro, probabilmente conosco questo posto meno di quanto pensi. Mi riprometto di informarmi meglio una volta uscito di lì. Già, uscito di lì. Una parola… Avvolto dalla tenebra non trovo affatto semplice raggiungere l’uscita. Un nuovo lampo illumina la porta, mi ci dirigo e, dopo aver colpito dolorosamente lo spigolo di un tavolino, raggiungo la porta. A sorpresa mi accorgo di come il pavimento sia bagnato, il temporale è così intenso da spingere acqua sotto la porta. Resto in dubbio se uscire e affrontare la pioggia o aspettare lì quando la porta si apre e due figure entrano.
«Scusami per averti lasciato solo per qualche minuto. Volevo uscire a fumare e Sarah mi ha accompagnata. Ci sembravi così preso dal libro che non abbiamo voluto disturbarti… Oh, con questi nuvoloni in arrivo si è fatto buio».
La bibliotecaria preme l’interruttore e le lampade a muro lanciano il loro raggio luminoso. Resto basito nell’accorgermi che non solo le due donne erano perfettamente asciutte, ma lo era anche l’asfalto dietro di loro. Lo stesso cielo si andava rannuvolandosi, ma si vedevano ancora alcuni squarci di celeste.
«Tutto a posto figliolo? Hai l’aria di chi ha visto un folletto»
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