41°04’08.5’’ N - 14°21’12.1’’ E
Il nome mi riporta indietro di colpo, ma non con dolore. Con una dolcezza inattesa, come il profumo delle pizzette calde nei corridoi durante la ricreazione. Ottavio Palatini, III C. Vedo ancora il nostro banco tutto disegnato in fondo all’aula, la sua risata che copriva la voce monotona del professore, il chiasso allegro dell’intervallo. E poi la gita a Barcellona, il pullman rovente, la libertà del primo viaggio lontano da casa. Fu lì che iniziò a chiamarmi Nina, come se quel nome mi fosse appartenuto da sempre.
Ma il jingle della radio interrompe il filo dei miei pensieri: Carlo è in linea, e mi tocca tornare alla realtà. Il ritmo della diretta è tornato nelle mie mani, l’energia della mattinata in onda si è stabilizzata, mentre leggo i messaggi degli ascoltatori che scorrono sullo schermo.
L’ultima canzone scivola tra le note, e sta per arrivare il momento di affrontare la riunione. La sala è piena di schermi, fogli, tazze di caffè e di persone che parlano a bassa voce tra loro. Tutti i responsabili della radio sono presenti, ognuno con la sua agenda e le sue preoccupazioni scritte negli occhi. Non è un periodo facile: i tempi corrono, i canali cambiano, le compagnie radiofoniche devono reinventarsi per sopravvivere.
Apriamo la riunione. Si parla subito di ascolti, nuovi format, strategie per conquistare il pubblico. Ognuno fa proposte, alcune brillanti, altre più ingenue. Io prendo appunti, ascolto, annuisco, cercando di non perdermi nulla.
Alla fine, il grande capo chiude con decisione: “Bene, allora ognuno di voi dovrà presentare un progetto entro cinque giorni”.
Un colpo secco di responsabilità cala su tutti noi. Ci scambiamo sguardi rapidi, qualche sorriso nervoso, e la sala lentamente si svuota. Raccolgo i miei appunti, consapevole che il lavoro comincia da adesso, con la palla ufficialmente nelle mie mani.
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