storia uno pagina 13

40°05′02.23″ N - 15°15′57.53″ E

“Lambiamo i margini per paura di stare al centro”

L’inizio della poesia appena letta continuava a risuonare nella mia mente come un eco impazzita senza punto di origine; per un istante, dall’apparenza lunghissimo, mi sembrò, addirittura, che le parole stessero prendendo vita solo per inghiottirmi in un abisso che pure, in qualche modo e misura, mi apparteneva e, viceversa, a cui io appartenevo, senza possibilità di essere risputato fuori. Quante volte mi ero tenuto ai margini della mia stessa vita per paura di allontanarmi troppo da ciò che gli altri si aspettavano da me? Mi resi dolorosamente conto di aver vissuto tutti i miei giorni esattamente così: ai margini, fino ad allontanarmi irrimediabilmente da me stesso, ed ora, non ero altro che una mia più sbiadita e scialba versione, tormentata, nei passi, da possibilità mai concretizzate; da ciò che avrebbe potuto essere e si era, invece, piegato ad altre forme.

La triste consapevolezza appena realizzata, nella sua storia banale, mi portò un violento capogiro e, subito, sentii salirmi una strana nausea, come se il mio stesso corpo volesse ribellarsi alle prigioni invisibili in cui mi ero costretto nell’estenuante compito di accontentare gli altri. Il cuore prese ad accelerarmi in pieno petto, come se stesse gareggiando ad un rally automobilistico con l’intenzione di vincerlo; mi ritrovai a fissare Sarah e poi la bibliotecaria, con il terrore che potessero sentire nitidamente i battiti di quel muscolo pulsante e capire il tumulto che stavo sperimentando. Fu proprio quest’ultima a parlare di nuovo tagliando quel silenzio rumorosamente assordante: << Stai bene?” >> si avvicinò verso di me, appena un passo e, immediatamente, di istinto indietreggiai.  “Forse è solo la pioggia, tracima dagli orli, bagna le mani, allaga la testa… onda anomala”

Il temporale, lo scrosciare dell’acqua che batteva forte contro tetti e vetri facendo vibrare le imposte era cosa vera, accaduta lì fuori, ma non come pensavo. Il libro racchiudeva la memoria del cuore, lo aveva detto Sarah durante il nostro primo incontro, e le emozioni che mi abitavano, a cui non avevo mai dato spazio, adesso, mi allagavano, letteralmente, con una ferocia inarginabile.

Impallidii << Credo abbia, finalmente, iniziato ad unire i punti >>

<< Cosa sta succedendo? chi siete davvero?>>

La voce di Sarah mi arrivò come ovattata: <<Consideraci la tua “sliding doors”, ma ciò che ha importanza, adesso, è chi sei e chi vuoi essere tu, Andrea>>

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