41° 54' 10.021" N - 12° 29' 46.916" E
Quando riapro gli occhi non capisco subito dove mi trovo. Il rumore ovattato del traffico è sparito, e al suo posto sento solo un ronzio lontano, come un battito d’ali continuo. La luce è diversa, più calda, dorata, come se fosse filtrata da un vetro antico. Mi tiro su lentamente, con la testa che pulsa, e mi guardo intorno: non c’è nessuna strada, nessuna libreria, nessuna Sarah. Solo una distesa di libri sparsi sul pavimento di legno, come se fosse esploso uno scaffale intero.
Uno dei volumi, aperto davanti a me, mostra una vecchia fotografia in bianco e nero: riconosco mio padre, più giovane, seduto a un tavolo, e accanto a lui… Sarah. Il cuore mi si ferma per un istante. Sul retro della foto, una frase scritta a mano: “Capirai solo quando smetterai di cercare.”
Mi sento risucchiato da quell’immagine. Il pavimento si muove, o forse sono io che perdo l’equilibrio. Le pareti si piegano come carta e una voce, la sua voce, mi raggiunge da lontano:
“Non temere. Nulla di ciò che hai visto è fuori da te.”
Chiudo gli occhi, cercando di aggrapparmi a qualcosa di reale — il profumo del legno, la sensazione del respiro, il battito nel petto. Quando li riapro, sono di nuovo nella libreria. Sarah è seduta al bancone, intenta a sfogliare un libro, come se nulla fosse accaduto.
“Ti sei fatto male?” chiede, senza alzare lo sguardo.
Non so cosa rispondere. Mi passo una mano sulla fronte, ancora confuso.
“Tu… conoscevi mio padre?”
Finalmente mi guarda. Un sorriso appena accennato, dolce e doloroso insieme.
“Non come pensi,” dice piano. “Ma lui mi conosceva, eccome. Mi ha raccontato di te, molto tempo fa. Disse che un giorno saresti tornato, quando avresti avuto il coraggio di cercare davvero te stesso.”
Mi attraversa un brivido. Tutto inizia a ruotare intorno a quella frase.
“Forse,” aggiunge lei, chiudendo lentamente il libro, “è arrivato quel giorno.”
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