storia uno pagina 3

43°49'57.0" N - 7°50'59.5" E 

Mi ritrovo a fissare il bicchiere e la schiuma della mia birra che lentamente si dissolve. Il barista mi osserva con sguardo curioso e, al contempo, penetrante, come se sapesse riconoscere chi entra per fuggire da qualcosa, anche solo dai pensieri.

“Non sei di qui, vero?” mi chiede, mentre asciuga i bicchieri con uno straccio. Annuisco, ma non ho troppa voglia di conversare, così lui non insiste e si allontana per servire un calice di vino al tavolo dietro. Resto di nuovo solo con la mia birra e il silenzio rotto appena dal sottofondo di una chitarra malinconica che suona qualche tavolo più in là.

Poi la porta si apre e una donna un po’ attempata entra nel locale. Ha un passo lento, stanco, come se portasse addosso giorni troppo pesanti per una sola persona. Indossa una giacca sbiadita, il colore mi ricorda quello delle vecchie fotografie che ho visto a casa dei miei nonni quando ero ancora ragazzino. Si guarda intorno come qualcuno che è tornato in un posto che non vede da tanto e viene a sedersi al bancone. Il barista la riconosce e le serve un bicchiere con gentilezza, dietro quel gesto appena trattenuto c’è sicuramente una storia che mi piacerebbe conoscere. Lei resta lì, con lo sguardo perso nel bicchiere. Sembra sola, ma non nel modo in cui si è soli quando manca qualcuno, è la solitudine di chi si è arreso a qualcosa di più grande. Intanto la chitarra in sottofondo suona un pezzo lento, stanco anch’esso, ho come l’impressione di averlo sentito da bambino in un luogo che la mia memoria fa fatica a ricordare.

Non so perché, ma non riesco a smettere di guardare la donna dalla stazza minuta, le sue mani sottili e pallide con entrambe le quali solleva il bicchiere, quasi come se volesse scaldarsi. Lei se ne accorge e volge lo sguardo verso di me, con i suoi profondi occhi blu solcati dai segni del tempo. I nostri occhi si incontrano e in quell’istante avviene qualcosa di piccolo e silenzioso: un riconoscersi, come se ci fossimo già visti in un sogno dimenticato da entrambi. Poi lei sorride, un sorriso triste, ma gentile. E il quel momento io, per la prima volta da giorni, mi sento un po’ meno solo.

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