storia due pagina 2

40°37′ N - 14°59′ E

Mi blocco un secondo. Nina? Non mi chiamano così da anni.
La voce dall’altra parte continua, ma io ormai sono persa nei pensieri. È strano come certi nomi, certi suoni, ti riportino di colpo indietro, come se il tempo non fosse mai passato. Non rispondo subito, lascio che quel nome si depositi piano nella mia mente. Nina era la versione di me che cercava di piacere a tutti, quella che diceva sempre sì, anche quando avrebbe voluto solo stare in silenzio.

Ora, invece, sto imparando a scegliere.
A scegliere di stare bene. A scegliere me.

Dopo qualche secondo, sorrido.
“Non sono più Nina,” rispondo con dolcezza. “Ma dimmi, chi parla?”

La voce si fa esitante, quasi sorpresa dalla mia risposta. Ma io no, io sono tranquilla. Per la prima volta da tanto, sento di avere in mano la mia storia. E anche se non so bene dove sto andando, va bene così.
Perché, forse, crescere è proprio questo: imparare ad abbracciare il cambiamento senza il bisogno di sapere tutto.

“Mi chiamo Sara… scusa, pensavo fossi un’altra persona.”
La chiamata si chiude poco dopo, con un saluto imbarazzato e qualche secondo di silenzio sospeso. Resto lì, telefono ancora in mano, con un sorriso mezzo divertito e mezzo malinconico. Una chiamata sbagliata, forse. O forse no. Forse era solo un piccolo segnale per ricordarmi da dove vengo e quanto, in fondo, sia cambiata.

Rientro a casa con il cuore più leggero.
La città dorme ancora, ma io mi sento viva. La mia tazza preferita mi aspetta sul ripiano della cucina, e per la prima volta dopo tanto tempo non ho paura del silenzio.
Lo ascolto, ci parlo, lo accolgo.

Oggi non so bene cosa farò. Forse scriverò. Forse leggerò. Forse mi lascerò semplicemente sorprendere.
Perché, alla fine, è proprio questo il bello: non avere tutte le risposte, ma sentirsi comunque nel posto giusto. Anche quando il mondo fuori sembra andare più veloce di noi.

Mi preparo un tè, e mentre l’acqua bolle, penso che crescere non sia mai stato sinonimo di perfezione. È imperfetto, è lento, a volte doloroso. Ma è reale.
E per me, ora, questo basta.

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