storia uno pagina 10

44° 45' 40102" N - 7° 32' 9934" E

Finalmente, come un animale del bosco che si risveglia da un lungo letargo, riesco a riprendere coscienza del tempo e della situazione in cui mi trovo. Sarah, davanti a me, mi guarda con gli occhi ancora pieni di emozione, mentre la bibliotecaria mi osserva con un sorriso sornione, come se riuscisse a visualizzare chiaramente tutte le domande che in quel preciso istante stanno affollando la mia testa.

«Perché su quel libro c’è scritto il mio nome?» domando a bruciapelo, e percepisco l’affanno con cui trasformo i pensieri in parole. Ecco, l’ho detto. In fondo non era così difficile centrare il punto della questione.

È Sarah a parlare per prima. «Andrea, come avrai intuito questa non è una biblioteca come le altre, né una qualsiasi libreria», esordisce, per poi emettere un lungo sospiro, «ma…è una sorta di grande archivio della memoria…quella del cuore.» Le sue parole mi travolgono come un’onda e sento il battito cardiaco accelerare.

La bibliotecaria, che ora non so neanche se sia corretto definire così, si alza con un’eleganza naturale e mi si avvicina, posando delicatamente la sua mano destra sulla mia spalla. Nei suoi movimenti, le lunghe collane di perle che porta al collo si sfiorano e producono un piacevole tintinnio. «Se sei venuto qui, Andrea, non è un caso. Chi giunge in questo angolo di mondo è sempre una persona che è giunta a un bivio, che sta cercando sé stesso, che vuole porsi delle domande. Chi arriva da noi è un’anima che vuole riprendere la rotta. Noi però non abbiamo il compito di dare delle risposte, ma, semmai, quello ancora più interessante di far germogliare nuove domande.» Ora la donna mi guarda fisso negli occhi con un’espressione risoluta e un sorriso magnetico. «Se sei arrivato qui, significa che sei pronto per seminare le tue, di domande, e costruire un nuovo cammino. Partendo proprio da lui» e indica la copertina del libro con il mio nome, che sto ancora tenendo in mano.

In effetti, solo ora mi accorgo che non ha alcun titolo, solo il mio nome e cognome. «Ma…ma…» balbetto.

Sarah poggia una mano sulla copertina del libro. «Qui c’è la memoria del tuo cuore» dice, scandendo bene le parole, una ad una. «Quella che hai voluto nascondere perfino a te stesso, che hai voluto cancellare, non vedere più, per non soffrire. Noi, qui, ci occupiamo di raccogliere tutte queste memorie e di custodirle. Per chi ha perso la via, per chi ha bisogno di ricominciare. E anche per chi, come te, è venuto apposta per riappropriarsene e ricordarsene di nuovo». Queste ultime parole sono accompagnate da un sorriso e noto anche che gli splendidi occhi verdi di Sarah diventano più lucidi e luminosi.

«Io non pensavo di essere giunto in questo luogo per questa ragione» inizio a dire, un po’ allarmato. «Com’è possibile? E tu chi sei veramente, Sarah?»

«Io sarò la tua guida, Andrea, e ti aiuterò a riappropriarti di te stesso per riprendere il tuo cammino» mi risponde lei calma e determinata al tempo stesso.

«E da dove si comincia?» le chiedo di rimando.

«Da quello che abbiamo», risponde Sarah. «Da questo libro. Non ti incuriosisce vedere cosa c’è dentro?» mi chiede ancora, con uno sguardo quasi un po’ ammiccante e divertito.

Titubante, apro la copertina, volto la pagina con la dedica ed altre due pagine bianche. Infine, inizio a leggere…

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