storia uno pagina 12

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Lasciai che la domanda cadesse nel vuoto e abbozzai un sorriso confuso. Non ero certo di quanto tempo fossi rimasto solo, ma non potevo aver immaginato il temporale, l’acqua che si era fatta strada sotto la porta, la danza della corrente impazzita e la voce della pioggia battente. Non potevo aver immaginato tutto. O forse sì? Forse mi ero lasciato condizionare troppo dal mio libro, la lettura mi aveva strappato alla realtà dell’isola e catapultato nei labirinti da cui non ero riuscito a uscire ancora, e ora ero lì, a fare i conti con i miei vaneggiamenti e con un inesistente filo di Arianna a cui attribuivo la colpa di non avermi tirato fuori.

Abbassai lo sguardo come facevo sempre quando non riuscivo a formulare una risposta sensata e involontariamente mi ritrovai a fissare la punta delle mie scarpe. Erano bagnate. Ebbi un sussulto e prima che potessi accorgermene, aprii il libro nel punto esatto in cui avevo interrotto la lettura. Poche righe, forse una poesia che frettolosamente mi apprestai a leggere:

“Lambiamo i margini per paura di stare al centro,

nudi coi sentimenti esposti.

Forse è solo la pioggia

tracima dagli orli

bagna le mani allaga la testa

onda anomala che presto o tardi

ci allontana

ci sposta”.

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