storia due pagina 8

45°24′00″ N - 10°30′00″ E

La porta si chiude dietro di me con un leggero stridere. Sono di nuovo sola, con la mente che corre già a mille. Cinque giorni. Il tempo che passa in un battito di ciglia, ma che in questo momento sembra dilatarsi in un’infinita distesa di scelte e incertezze. 

Il mio ufficio è silenzioso, la scrivania una distesa di post-it sparsi che attendono di essere sistemati. Guardo fuori dalla finestra, ma non vedo nulla. Solo il riflesso della mia faccia stanca.

Ho sempre cercato di essere perfetta. Perfetta per gli altri, per quello che ci si aspetta da me, per compiacere una società che sembra non avere mai abbastanza della mia energia… ma è solo ora, dopo aver cambiato città, dopo aver lasciato alle spalle persone e luoghi che mi hanno definito, che inizio a sentire l’urgenza di fare qualcosa che davvero mi appartenga. 

Il pensiero va ad Ottavio. La sua voce mi torna in mente come una melodia che non riesco a smettere di canticchiare, quel suono leggero che mi aveva fatto sorridere anche nei giorni più difficili. Mi chiedo come sarebbe stata la sua vita, come sarebbe stato il suo percorso, se le cose fossero andate diversamente.

Poi, mi rendo conto che la radio è un po’ come quella gita a Barcellona: un viaggio in un mondo che cambia continuamente, dove ogni angolo offre qualcosa di nuovo, ma ti lascia anche un po’ disorientato. Le proposte di oggi sono solo l’inizio di un lungo cammino da percorrere, e so che devo trovare la mia direzione.

Ritrovo il mio sguardo negli appunti sparsi sulla scrivania. Decido di non farmi prendere dal panico. Un passo alla volta. 

E se domani non sarò ancora pronta, va bene lo stesso. Perché adesso lo so: non voglio più convincere nessuno. 

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