40°47′ N - 14°42′ E
Non so quanto resto lì, seduto al bancone, a fissare la schiuma che si scioglie.
La donna sorseggia il suo drink in silenzio e io penso che in fondo ci assomigliamo un po’. Siamo due anime parcheggiate a caso in un bar di un’isola semivuota.
Il barista mi fa cenno se voglio un altro giro. Ci penso mezzo secondo, poi faccio no con la mano.
Mi infilo la giacca e, mentre mi avvio verso l’uscita, incrocio di nuovo lo sguardo della signora. Questa volta è lei a sorridere, un sorriso minuscolo, appena accennato, ma vero. Ricambio con un cenno e via, fuori, nell’aria fredda.
La strada è ancora deserta.
I due ragazzi di prima non ci sono più, il loro vino sarà finito, o magari si sono messi in macchina a spararsi musica a tutto volume.
Io invece me ne torno verso casa piano piano, mani in tasca, senza troppa voglia di pensare a niente di importante.
Passo davanti a una piccola bottega, ha ancora le luci accese. In vetrina c’è un cartello storto: “Domani chiuso per inventario”.
Sorrido tra me e me: anche io, in fondo, sono in fase di inventario. Solo che il mio non finirà domani.
Arrivato a casa, il letto mi sembra meno estraneo.
Mi infilo sotto le coperte, e mentre chiudo gli occhi penso che forse, domani, potrei provare a fare colazione in quel bar strano.
Magari scambio due chiacchiere.
Magari no.
Vedremo.
4
